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Il 2007 è stato l’anno di esordio da parte
delle istituzioni bulgare, per la prima volta chiamate a
gestire, cofinanziare e distribuire direttamente fondi di
origine comunitaria. Troppo poco è stato fatto (anche se i
primi bandi sono stati emanati prima che in Italia!) per poter
tracciare un giudizio, ma ci si può comunque avventurare in
alcune prime considerazioni ed analisi.
Le misure agevolative fino ad ora messe a
bando sul PO Competitività sono state:
- Misura 2.1.1 – Ammodernamento tecnologico
delle imprese - Misura 2.1.2 – Conformità agli standards
internazionali riconosciuti - Misura 1.1.1 – Start-up
imprese innovative
Le principali criticità e gli elementi di
scarso “appeal” per le imprese che ci pare di riscontrare sono
i seguenti:
- bassa entità del contributo (per i
sistemi di gestione contributo 50% a fondo perduto con un
massimale di 50mila euro, per l'ammodernamento tecnologico un
range dal 25% per le medie, 40% per le piccole fino ad un
massimo di 55% a fondo perduto per le microimprese)
- nessuna anticipazione sul contributo ma
erogazioni solo a rimborso finale esclusione delle imprese di
recente costituzione (solo imprese esistenti dal
31/12/2003)
- pochi i settori ammessi (praticamente solo
industria manifatturiera e attività legate al turismo solo per
il bando sugli standards)
- spese ammissibili solo dopo la firma del
contratto di finanziamento, e quindi programmi di investimento
bloccati sino al termine delle procedure di valutazione (ad
oggi, a quasi 90 giorni dalla scadenza dei bandi, nulla si sa
riguardo gli esiti)
- in particolare per il bando sugli standards
internazionali spicca l'esclusione delle spese per sistemi di
gestione già avviati, penalizzando di fatto le imprese che già
si erano mostrate virtuose
- per il bando sull'ammodernamento
tecnologico invece spicca la volontà dell'ente pubblico di far
assumere il rischio agli istituti bancari (mediante anticipi
su progetti) o sulle imprese stesse, che dovranno vincolare su
un conto dedicato l'intero importo dell'agevolazione concessa
(per giunta solo a rimborso finale). Il progetto quindi non è
assunto nella maniera più assoluta come garanzia, nemmeno
parziale, da parte dell'ente pubblico.
Discorso a parte merita il bando per lo
start-up di imprese innovative: stavolta le nuove imprese
(appena costituite oppure esistenti da non più di tre anni)
sono le principali beneficiarie, è possibile ottenere il 20%
in anticipo e il restante a rimborso (non in unica soluzione
finale ma stavolta su stati di avanzamento lavoro), il
contributo può arrivare al 90% delle spese ammissibili
(non è chiaro con quali criteri). Fin qui l’impianto risulta
favorevole per i soggetti proponenti. Le difficoltà si
registrano quando bisogna definire l'innovatività (che va
certificata con apposita perizia) o quando l'impresa già
esistente, deve dimostrare di aver effettuato negli ultimi tre
anni attività di ricerca e sviluppo tecnologico per almeno un
15% del proprio fatturato. Quante PMI oggi in Bulgaria
rispondono a questo requisito? Se poi si aggiunge che la
misura è poco finanziata (ci sarà spazio per 40/50 progetti),
si può concludere che anche questa misura agevolativa risulta
poco efficace per garantire lo sviluppo ad essa sotteso.
Per quanto riguarda la formazione e
qualificazione del personale, il bando uscito nello scorso
luglio (Misura 2.1 PO Risorse Umane), ha presentato la
difficoltà relativa alle licenze NAVET (National Agency for
Vocational Education and Training), che prevedono profili
professionali troppo ben definiti e parcellizzati e spesso
vetusti nel leggere l'evoluzione del mercato del lavoro, ma
soprattutto ha previsto un parametro ora/allievo ben poco
appetibile per i richiedenti (3 €/h).
La nota positiva è rappresentata dal fermento
della domanda e del mercato, che ha risposto con un flusso di
domande che, considerando la farraginosità dei bandi emanati,
è da ritenere elevato. Sorprende (ma neanche tanto) la
presenza di una forte domanda per l'adozione di sistemi di
gestione (le domande sui due bandi si sono equamente
distribuite come si evince dalla tabella di seguito
esposta).
Numero e provenienza domande pervenute primi
bandi PO Competitività (ammodernamento tecnologico:
am; standards internazionali: si) SOFIA: am
147, si 157; PLOVDIV: am 43, si 28; VARNA:
am 26, si 34; BURGAS: 19am, 4
si; RUSE: 8 am, 17 si; BLAGOEVGRAD: 9
am, 15 si; Altri comuni: 54 am, 36
si. Totale presentate: 306 am, 291 si.
E' ancora tutta da scoprire anche la fase di
valutazione di queste domande pervenute. Essa, a rigor di
logica, dovrebbe essere parecchio severa, considerata la
selettività del bando e la fisiologica inesperienza dei
candidati. In caso contrario non ci sarebbe molto da stare
allegri: se prevalesse una esigenza tutta “politica” di
includere domande per evitare il flop della spesa, ne
perderebbe la qualità media dei progetti e, in ultima istanza,
la qualità dello sviluppo che pure si vuole incentivare con le
misure agevolative messe a bando.
E’ pur vero che, trovandoci all’inizio di una
stagione completamente nuova e complessa, un inizio di
programmazione come quello a cui abbiamo assistito è
abbastanza fisiologico; a fine 2007 il BIA (Associazione
Bulgara Industriali) dichiarava che, per l’annualità 2007,
sarebbero stati assorbite solo il 10-15% delle risorse
stanziate. Ebbene, anche in Italia all'epoca della
programmazione '94-'99, i primi tentativi di spesa in molte
Regioni non furono propriamente un successo.
C'è anche da registrare un primo “mea culpa”
pronunciato da esponenti del Ministero dell’Economia (che
abbiamo appreso proprio da questa newsletter agli inizi di
febbraio) che, riflettendo sulla (per noi presunta ndr) scarsa
partecipazione alle prime calls (600 domande confrontate alle
1400 dei bandi PHARE), ha individuato alcune debolezze sulle
quali lavorare: finanziamenti limitati, scarsa sistematicita’
dell’informazione e scadenze troppo ravvicinate. E’ già un
buon segnale.
Non resta che sospendere il giudizio e
attendere fiduciosi le annunciate “correzioni in corsa”,
mentre sullo sfondo si staglia il profilo imponente di un
nuovo contenitore pubblico, la Bulgarian Development Bank, il
quale si è ritagliato una fetta consistente di gestione dei
Fondi Strutturali bulgari (5 miliardi di leva). Il ruolo e
l'utilità effettiva di questo nuovo istituto è tutto quanto da
scoprire, tra le dichiarazioni rassicuranti di coloro che lo
hanno istituito (i partiti di governo), che lo indicano come
un soggetto che faciliterà l’accesso alle agevolazioni e il
funzionamento complessivo del sistema, e il clamore delle
proteste dell'opposizione che è certa che esso diventi un
centro di potere distorsivo del sistema e poco trasparente
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